Sulla tragedia Costa si sprecano le parole: Schettino non era sulla nave, no, era su una scialuppa o forse sugli scogli, a coordinare (magari a voce, sigh) i soccorsi.
Come molti gli italiani ho ascoltato le registrazioni e rivisto i tempi della tragedia e, volendoci riflettere su, ci sono almeno due scenari possibili su quel che è accaduto quella notte: scenari che inevitabilmente comportano delle serie riflessioni sulla sicurezza in mare delle crociere.
Ma l'elemento credo che sta sfuggendo ai media (di proposito?) è il tempo, o meglio i tempi della tragedia.
Riesaminiamo il tutto.
Alle 21.45 di venerdì la nave impatta sugli scogli. Da questo momento e dai minuti successivi il capitano già sa di avere una falla, probabilmente anche i motori in avaria.
Alle 22 il comandante è in contatto con compagnia, le telefonate si susseguono. La compagnia sarà stata avvertita della falla? Inoltre non c'è ancora alcuna richiesta di aiuto. Il comandante cerca di arrivare al porto dell'isola, la nave è lenta.
Alle 22.31 dopo diverse comunicazioni con la Capitaneria e dopo le rassicurazioni del capitano, la Capitaneria di Porto fa scattare comunque i soccorsi - è passata quasi un'ora dall'impatto.
Alle 22.34 è richiesto soccorso.
Alle 22.41 la nave è ferma nel punto dove poi è affondata. Arriva la Guardia di Finanza e comincia l'evacuazione quattro minuti dopo senza l'ordine del comandante.
Alle 23.10 la nave si inclina, le operazioni di evacuazione diventano più difficili ed è da questo momento che probabilmente si cominciano ad avere le vittime: con l'inclinazione diventa tutto più difficile.
Alle 4.45 la Guardia di Finanza dichiara evacuata la nave, nel frattempo c'è lo scontro tra la Capitaneria di Porto e il Capitano Schettino per la gestione dell'emergenza.
I questiti sono diversi.
Come mai una nave andava così vicino alla costa? E' una pericolosa usanza dei capitani o è un fatto noto alle compagnie?
La Costa frettolosamante, troppo frettolosamente, scarica la colpa sul suo capitano: errore umano! Precisando poi, udite bene, di essere parte lesa ma di garantire l'assistenza legale al capitano, come dire: Schettino mi ha leso, gli faccio causa ma magari gli pago il miglior avvocato per difendersi.
Qualcosa non torna.
La Costa è la stessa che nei depliant pubblicitari loda queste manovre onde attrarre turisti a bordo delle sue navi. Segno chiaro e inequivocabile che la compagnia non solo sapeva di queste manovre che portavano le navi in zona non navigabile (quindi in mare a rischio) ma ne sfruttava anche i ritorni di immagine: la responsabilità della compagnia comincia a definirsi netta.
Gli avvicinamenti pericolosi alla costa sono incoraggiati dalle stesse compagnie.
I turisti lo sanno?
Ma soprattutto lo sanno le compagnie assicurative?
E sì, perché se io fossi titolare di una assicurazione, mi guarderei bene dal pagare un armatore che ha perso una nave violando le regole della navigazione, mandando un bestione a fracassarsi sugli scogli.
E se Schettino avesse detto come stavano davvero le cose alla compagnia? E' un possibile scenario.
In questo caso, chissà se i responsabili Costa hanno pensato all'assicurazione o ai passeggeri mentre venerdì sera parlavano con Schettino, visto che tutti si son guardati bene dal richiedere soccorso. Come lo proseguiamo questo scenario fantascientifico?
Magari, come i bambini che sanno di aver fatto una marachella, si poteva sempre sperare di mettere qualche "cerotto" e di simulare una collisione con un ufo, ovviamente in mare aperto, in modo da far sganciare quattrini all'assicurazione.
Però per far questo bisogna magari portare la nave in un porto, ed è quello che hanno tentato di fare, ovviamente senza riuscirci.
Il comandante non poteva proferire parola, visto che tutto era cominciato da un suo errore: in questo scenario (inverosimile, ovviamente) la nave sarebbe stata nelle mani di qualche dirigente della compagnia che pensava solo a come farsi pagare dall'assicurazione. I passeggeri? Assenti nelle menti di questi attori.
Ovviamente questo scenario sarà immediatamente sconfessato una volta che la scatola nera rivelerà agli inquirenti la sua verità. A supporto di queste ipotesi (o illazioni, decidete voi) c'è il fatto grave che l'allarme non è partito dalla nave ma neanche dalla compagnia. Quindi la Costa Crociere o sapeva della situazione sulla nave e ha cercato di riparare nel modo peggiore o non sapeva proprio, questo è il secondo scenario.
Supponiamo che davvero Schettino non abbia detto nulla neppure alla compagnia, resta il fatto che la compagnia sapeva, come detto prima, di queste manovre.
La responsabilità del naufragio e del ritardo dei soccorsi è quindi tutta del comandante e degli ufficiali. Si potrebbe pensare che il comandante, capito l'errore, sia entrato nel panico (che sia andato in palla è chiaro anche dalle registrazioni, anche se non si sa bene quali siano stati gli elementi che l'hanno sconvolto così tanto) e abbia cercato di nascondere al mondo intero il problema (che ripeto, lui sicuramente conosceva benissimo) cercando di guadagnare un porto.
La mancanza di lucidità non gli ha neanche consentito di ragionare su quanta acqua stesse imbarcando e sul fatto che magari non aveva i motori a disposizione per arrivarci al porto.
Comunque la si guardi sembrerebbe che, chiunque sia l'attore protagonista, il denominatore comune di questa sciagura non sia stato la sicurezza dei passeggeri ma qualche altro elemento che si può immaginare ma di cui non si ha la certezza.
Infatti per quale motivo non richiedere soccorso quando si sa che hai una falla enorme nell'imbarcazione?
Per quale motivo far passare un'ora preziosa per i soccorsi quando non disponi più dei motori?
Se il motivo c'è, le scatole nere e l'inchiesta lo troverà, al di la di scenari fantasiosi.
Resta il fatto che la Costa Crociere e i suoi comandanti sicuramente contravvengono al codice di navigazione per motivi economici senza tener conto della sicurezza in mare.
Resta il fatto che di fronte ad un incidente rilevante uno che è definito tra i migliori comandanti della flotta non ha seguito le procedure di emergenza pensando a salvare i passeggeri ma ha fatto scelte guidate da motivazioni differenti, tuttora da chiarire. Anche questa è responsabilità dell'azienda: aveva un uomo non adeguato al suo compito in un posto di responsabilità.
Tutto questo lo sanno i clienti della compagnia?
mercoledì 18 gennaio 2012
martedì 10 gennaio 2012
La truffa della raccolta differenziata
Il grosso affare delle amministrazioni locali:
aumentare a dismisura la TARSU per mandare poi tutti i rifiuti in discarica.
I cittadini differenziano, pagano e tra qualche anno si ritroveranno di fronte la solita emergenza rifiuti. Se non si fa la differenziata, perché pagare una TARSU così alta?
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| La discarica di Malagrotta |
Nel frattempo cominciate a pagare gli oneri della differenziata che noi ... la buttiamo in discarica!
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| Formia |
Questa è la situazione della gestione rifiuti in Campania e in Lazio (e non solo).
In molti comuni si esegue la differenziata con tanto di multe (giuste, per carità) ai cittadini che sbagliano (come a Formia) per poi ... gettare il tutto in discarica. Come dire, differenziamo per il puro piacere (?) di farlo.
Ma al peggio non c'è mai fine. A Torre del Greco, il comune non riesce neanche ad organizzare la raccolta: i cittadini devono consegnare i rifiuti nelle isole ecologiche, insomma il comune corallino intasca la TARSU (tra le più salate d'Italia) e scarica sui cittadini gli oneri della raccolta porta a porta. Ma cosa se ne faranno questi amministratori dei soldi della TARSU, se non li spendono per la raccolta? Mistero.
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| Torre del Greco |
Il raggiro della raccolta differenziata è già evidente in Campania: nonostante intere province (Avellino, Salerno, Benevento) la applicano da quasi un decennio, non si fa altro che cercare nuovi siti per le discariche (o la si esporta), mentre addirittura Napoli non riesce neppure a mostrare una parvenza di differenziazione dei rifiuti.
Il raggiro sarà evidente in Lazio a breve. La discarica di Malagrotta è quasi satura ma la Regione cerca un nuovo sito per una nuova mega discarica a cielo aperto.
Sorge la domanda: ma la differenziata la devono fare solo i cittadini? Inoltre che senso ha differenziare se non siamo organizzati e se non si fa nulla per organizze a gestire correttamente i rifiuti?
Un piano regionale che preveda il riciclo dei materiali tratti dai rifiuti e la gestione dell'umido prevede innanzitutto un corpus normativo amministrativo adeguato, inoltre la realizzazione di unità produttive, un network di trasporto e gestione relativamente complessi: è un progetto che si realizza per intero nell'arco di 5-10 anni, se oggi le amministrazioni regionali non hanno neppure stilato una bozza di progetto non c'è da stare allegri.
Con la gestione della differenziata nei comuni si da l'impressione ai cittadini che si stia facendo qualcosa, ma avere solo il primo anello della catena non significa far funzionare l'ingranaggio.E il risveglio da questo bel sogno sarà amaro o meglio, puzzolente.
Ormai è chiaro che i cittadini non vogliono più discariche nelle vicinanze delle proprie abitazioni.
E hanno ragione.
Chi può dar torto a una persona che ci tiene alla salute propria e dei propri familiari?
Possiamo dar torto alle persone che pagano le tasse per la differenziata e poi si vedono costruite delle discariche nel giardino?
Possiamo dar torto a chi si oppone ad un sistema che sta distruggendo le nostre terre?
Sono solo particolarismi o campanilismi?
O è lottare per il diritto sacrosanto alla salute?
O significa mettere di fronte ai pubblici amministratori le proprie responsabilità e inefficienze?
Adesso è il momento di chiedere agli amministratori pubblici che si stanno rigirando i pollici e stanno lavorando solo per dividersi i proventi della TARSU di andarsene.La gestione dei rifiuti non si può risolvere nei momenti di crisi, quando si manda l'esercito a impedire ai cittadini di far valere le proprie sacrosante ragioni, ammazzando di fatto non solo la democrazia, ma la stessa convivenza civile.
Stiamo differenziando? Bene, regioni e province realizzino il network per il riciclo dei materiali, il riutilizzo della frazione umida (ad esempio per concimi) e, per il poco di frazione umida non riutilizzabile, il termovalorizzatore.
Ma lo facciano ora, subito, non a parole nella prossima emergenza.
Inoltre gli amministratori rendano conto ai cittadini riguardo l'utilizzo dei soldi della TARSU.
Soprattutto si dica se veramente le Regioni Lazio e Campania lavorano per il benessere dei propri cittadini o se stanno lì solo per spartirsi, in modo satrapesco, i proventi delle pubbliche tasse.
venerdì 18 novembre 2011
Sacrifichiamo per i maiali, ne vale la pena?
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| I maiali di Animal Farm |
Nuovo governo (tecnico) ma nulla di nuovo sotto al sole.
Le dichiarazioni del neoministro Clini su OGM e nucleare sono in continuità con ciò che pensa la maggioranza dei "rappresentanti del popolo", dal pd al pdl passando per udc, lega ecc..Peccato che la maggioranza degli italiani ha già chiarito, riguardo al nucleare, che ciò che pensa la maggioranza dei deputati è solo un'opinione personale da tenere per se'.
A questo punto direi sarebbe il caso di chiarire ai nostri "rappresentanti" o sedicenti tali, anche cosa pensano gli italiani sugli OGM.
Comunque da queste prime dichiarazioni appare chiaro quanto riportato su questo blog qualche giorno fa.
Questo governo serve solo a darci una randellata di tasse per migliorare i conti pubblici. Le persone che lo costituiscono vengono da quel mondo finanziario e bancario che pensa ai profitti più che alla democrazia.
Il problema è che sono espressione di un mondo che è, sì, economico, ma non è di un'economia liberista bensì monopolista, di cartello.
Quindi dimentichiamo le riforme fondamentali che potrebbero dare slancio definitivo alla nostra economia, ovvero la demolizione dei monopoli e dell'intervento statale sul mercato imprenditoriale e l'imposizione di leggi più rigide per i pagamenti e le detrazioni per i liberi professionisti e pene severe per le aziende e i manager che evadono: se va bene si recupererà qualche briciola dalle evasioni.
L'Italia, come già detto, la salveranno i contribuenti onesti, nella speranza che, passata la crisi e i vari governi tecnici, quando le cose andranno meglio, i conti pubblici non diventino di nuovo il tesoro da dilapidare per le gozzoviglie dei nostri emeriti "rappresentanti".
L'impressione è che, invece, sarà proprio così; nel programma di un governo tecnico, c'è, ipocritamente, il solo obiettivo di risanare i conti ma non di avviare riforme.
Il problema è che le riforme del libero mercato e di una fiscalità più attenta all'emersione dell'evasione nessun governo le propone, ovviamente, quindi adesso sacrifichiamoci, ben sapendo che dopo i nostri sacrifici, i soliti noti, cominceranno a gozzovigliare di nuovo alle nostre spalle!
Ma non presentatemi Monti come salvatore della patria.
I salvatori della patria, come al solito sono i cittadini onesti, che oltre i sacrifici dvranno essere anche sbeffeggiati, in futuro, dall'establishment.
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