giovedì 14 aprile 2011

Cosa ci aspetta se l'acqua viene privatizzata

I problemi della folle corsa alla privatizzazione dell'acqua avvenuta in provincia di Latina e che potrebbe riproporsi ovunque in Italia.

4 luglio 1994 - L’Autorità di Ambito dell’ATO4 nasce con la “CONVENZIONE DI COOPERAZIONE” approvata dal Consiglio Provinciale di Latina (presieduto all’epoca da Paride Martella), nella quale viene sancito che il servizio idrico sarà gestito da una S.p.A a partecipazione mista e che la provincia di Latina sarà l’Ente Coordinatore dell’ATO4. (Fonte: http://acquapubblica.altervista.org/)
2 agosto 2002 -  la CONVENZIONE PER LA GESTIONE DELL’ATO4, porta alla costituzione di una Società composta al 51% da capitale pubblico ed al 49% da capitali privati di IDROLATINA; entrambi confluiscono nella società ACQUALATINA S.p.A. cui viene affidata la gestione del S.I.I per trenta anni. Stipulano la Convenzione di gestione Paride Martella (ATO4) e Raimondo Besson Vicepresidente di ACQUALATINA. È importante sottolineare che Paride Martella ricopriva all’epoca sia la carica di Presidente della Provincia di Latina (Autorità d’Ambito ATO4), sia quella di Presidente di ACQUALATINA S.p.A. (da lui fondata una settimana prima), tanto che il Tribunale di Latina nel 2004 aveva riconosciuto un “conflitto di interessi”. (Fonte: http://acquapubblica.altervista.org/)

2002-2005 - Bollette folli di Acqualatina. Ad Aprilia, Gaeta, Fondi, Terracina, Formia e via dicendo arrivano bollette tra i 600 e i 2000 euro. I motivi sono i più svariati: si va dall'accertamento uso improprio dei servizi di fogna e depurazione a errori di lettura (ricordo che io ho pagato senza consumare alcunché 680 € prima di ottenere la rettifica dell'errore, ben 2 anni dopo la mia segnalazione) fatture inviate anche senza contratti di allaccio.
Di seguito a questi "errori" Acqualatina fa arrivare a casa delle persone "inadempienti" bollette esattoriali, senza averne il diritto legale per farlo. Non basta: in alcuni casi, anche di palese errore del gestore, procede al distacco dell'acqua: contro tale comportamento malavitoso insorgono i cittadini costretti a ricorrere alla giustizia per vedere rispettati i propri diritti, fino alla pronuncia del garante per le risorse idriche del Lazio che inchioda Acqualatina alle proprie responsabilità.
2006  Il TAR Lazio dichiara illeggitime le tariffe Acqualatina del 2005.

Efficienza del servizio privato - Il leit-motiv dei sostenitori della privatizzazione dell'acqua pubblica è l'efficienza dei privati. Vediamo quella di Acqulatina. Oltre le già citate fatturazioni folli, degne del più vetusto e cadente ufficio pubblico, Acqualatina si è distinta in questi settori:
- Manutenzione degli acquedotti: nonostante i proclami gli aquedotti gestiti dalla società fanno, è il caso di dirlo, acqua da tutte le parti. Si è arrivati al punto che i cittadini han dovuto, da soli, riparare una falla.
- Gestione degli impianti di depurazione: fatta così bene che i giudici condannano la società!
- Qualità dell'acqua: c'è un problema con l'arsenico tra Aprilia, Cori, Cisterna e Sermoneta, problema prima negato da Acqualatina, poi ignorato. Non solo: Acqualatina neanche controlla l'acqua prelevata e, sul divieto a bere acqua deciso su rilievi dell'ASL (siamo a cronache di questi giorni), annuncia che dovrebbe essere rivista l'analisi dell'ASL! Tali problemi  hanno portato anche a delle multe alla società. Dopo evidenti pressioni, la Regione Lazio tenta di innalzare i limiti di legge, e ci riesce. sia nel 2005 sia oggi. In altre parole l'acqua fornita è ridiventata potabile senza alcuno sforzo tecnico, proprio un bell'esempio di efficienza privata!
- Gestione finanziaria: talmente oculata da evadere il fisco senza problemi!

Qual è la lezione di Acqualatina a tutta l'Italia che si appresta al referendum?

1. L'acqua non è merce di scambio ma un diritto, nessuno può pretendere di assetare il prossimo!

2  La salute delle persone è meno importante delle perdite economiche in esercizio del gestore: si possono ammettere anche concentrazioni di arsenico alte pur di non spendere soldi in impianti di potabilizzazione.

3. La gestione dell'acqua privata vien fatta in regime di monopolio, con tutto ciò che consegue: aumenti arbitrari delle tariffe, ricattabililità elevata dei cittadini, poca trasparenza nella gestione finanziaria, disservizi.

4. Il privato non migliora le condizioni degli impianti: infatti l'obiettivo delle imprese è guadagnare.

5. Possibili, anzi probabili, infiltrazioni della criminalità organizzata possono peggiorare nettamente la situazione.

lunedì 4 aprile 2011

Nature scopre che un reattore atomico non è il motore di una moto!

In un intervento su Nature del 23 marzo, Charles Ferguson riporta le lodi dell'energia nucleare nonostante Fukushima. 
Ovviamente, da buon azzeccagarbugli, conviene che bisogna elevare lo standard di sicurezza delle centrali senza indicarne però il modo.
Dopo una lunga e amena disquisizione sulla necessità dell'energia atomica per i bilanci energetici globali, posizione classica dei pronuclearisti, si lancia in una analisi per alcuni aspetti controversa.
Innanzitutto afferma che Fukushima e altri impianti nel mondo alla data odierna dovevano essere già chiusi.
Vero.
Ma sarebbe cambiato qualcosa se al posto di quella centrale ci fosse stata una centrale più moderna? La risposta è no, per almeno due motivi: primo la centrale più moderna sarebbe stata costruita comunque con dei criteri progettuali relativi ad un terremoto pari a 7.5 richter + maremoto di livello inferiore rispetto a quello che si è verificato; in secondo luogo, anche in una nuova centrale la reazione comunque non si sarebbe arrestata immediatamente. 
Infatti il problema principale per la sicurezza di una centrale nucleare è dato proprio dal fatto che, pur innestando le barre di controllo, la reazione non si arresta completamente e soprattutto ha ancora un'energia sufficiente a far fondere il nocciolo, qualora non si raffreddasse. Il problema sicurezza va a carico dell'impianto di raffreddamento che deve lavorare in condizioni critiche finchè non si esaurisce la reazione (e spesso ci vuole molto tempo). Questo è il motivo per il quale non si può pensare che in caso di problemi seri alla centrale basti girare la chiave e si spegne il reattore, come si fa con una moto.
Ma questo Ferguson non lo dice.
Poi Ferguson si lancia nelle lodi delle nuove centrali. Chissà perché le nuove centrali per i nuclearisti sono sempre più sicure delle vecchie.
Negli anni '70 (Fukushima è di quegli anni) si diceva che le nuove centrali erano sicure, non come quelle degli anni '60. 
Stessa cosa negli anni '90. 
Stessa cosa oggi.
Eppure gli incidenti continuano.
Ferguson poi afferma una cosa strabiliante: le nuove centrali annullano o riducono al lumicino i rischi, perché hanno dei sistemi di sicurezza passivi che non richiedono l'intervento di tecnici per attivare sistemi di emergenza o energia per raffreddare il nocciolo.
Eccezionale: e quali sono questi sistemi? Ferguson, tanto per cambiare, non lo scrive.
Si ricordi che tutte le centrali atomiche hanno già dei sistemi di sicurezza passivi, quali il sistema di inserimento delle barre di controllo: tale sistema però non esclude che ci sia un incidente in un'altra parte dell'impianto. Ecco perché Ferguson deve spiegare bene, magari con degli schemi, a cosa si riferisce, altrimenti il sospetto è che stiamo leggendo un messaggio pubblicitario.
Nella sua entusiasmante cavalcata si augura, guarda caso, che vengano spente le vecchie centrali per costruirne di nuove belle e perfette.
Eppure ciò che lascia sconcertati è un articolo dello speciale su Fukushima di Nature del 1° aprile, nel quale un'altro esimio scienziato


venerdì 1 aprile 2011

Le opinioni della Hack non sono verità rivelate (per fortuna)!

Ci risiamo.
Dopo le esternazioni di qualche mese fa di Veronesi (il nucleare è sicuro), puntualmente smentito dai fatti odierni (ma sarebbe stato smentito anche da altri "fatterelli" meno noti e coperti dai mass-media), adesso tocca ad un'altra scienziata famosa cimentarsi col nucleare: Margherita Hack.
Nell'ultima intervista rilasciata a Sette (su internet si trovano solo sintesi), la Hack rilascia delle dichiarazioni che di per se' non sono errate ma sono di certo parziali che portano a conclusioni errate.
Innanzitutto la Hack afferma che oggi è necessario occuparsi più di altre emergenze piuttosto che del nucleare (e qui cita il buon vecchio Vesuvio).
A Napoli effettivamente i cittadini si preoccupano anche del Vesuvio, sarebbe opportuno che se ne occupasse anche la Protezione Civile per i piani di emergenza, visto che fanno acqua da tutte le parti. Comunque avere un problema non significa essere giustificati a crearne un altro, o sbaglio?
Andiamo poi alle altre affermazioni poco tecniche, a dire la verità, della Hack sul nucleare.
La Hack afferma che:
a) tutti hanno centrali nucleari, intorno a noi e, in caso di incidenti, noi subiremmo gli effetti delle scelte altrui senza averne i vantaggi economici delle stesse, inoltre importiamo energia dall'estero.
Ricordo che in caso di incidente "maggiore" di una centrale nucleare, gli effetti peggiori si hanno proprio nelle immediate vicinanze della stessa. Vero è che chi sta più lontano non può brindare, ma gli effetti peggiori si hanno vicino alla centrale. Una scienziata conosce bene il significato dell'espressione "ordine di grandezza": l'ordine di grandezza degli effetti di incidenti vicino alle centrali è differente da quelli a distanze via via crescenti, o sbaglio? Inoltre le centrali atomiche immettono spesso, causa piccoli malfunzionamenti, quantità di sostanze radioattive in ambiente: solo raramente queste notizie passano dai mass-media, non mi sembra ingiustificato il comportamento di chi non ha proprio questo desiderio di vivere accanto ad una centrale.
Per ciò che riguarda i ritorni economici e le importazioni, non mi risulta che  l'Italia sia una nazione produttrice di uranio, inoltre le centrali, data la propria vita limitata (circa 20 anni) non sono esattamente economiche.
b) la Hack afferma che non bisogna scegliere in base all'evento di Fukushima (troppa emotività e troppa paura 'irrazionale').
Beh, se non bisogna fare scelte in base a Fukushima (ma a questo punto escludiamo anche Chernobyl, Three Mile Island, Windscale, Civaux, Forsmark, Majak, Chalk River, Garigliano, ... la lista è lunga e poco nota!), la Hack dovrebbe dire in base a quali considerazioni bisogna scegliere per il nucleare, per le garanzie delle sue valutazioni? Da parte mia ho già pubblicato, in tempi non sospetti un post sul rischio nucleare (12/02/2011) e non mi pare che tecnicamente le cose siano cambiate. Per la verità mi sembra che nessuno di questi "eminenti" scienziati faccia affermazioni tecniche ma ci si limita a soli slogan pubblicitari.
Aspetto ancora risposte corroborate da analisi serie per aprire un vero dibattito.
Ultimo aspetto: la paura irrazionale delle persone. Io direi che la paura delle persone non è irrazionale. Per almeno due buoni motivi.
Innanzitutto non si conoscono bene tutti gli effetti delle radiazioni sulla salute. Non li conosco io, non li conoscono i cittadini e non li conoscono neanche la Hack e Veronesi. Mi sembra che solo questo fatto sia sufficiente ad eliminare l'aggettivo "irrazionale": la paura qui è razionale, altroché.
Inoltre c'è un problema di confinamento di particelle radioattive in caso di incidente: le particelle entrano nel ciclo alimentare e Dio solo sa che giri fanno e quante volte ce le mangiamo, essere prudenti e voler evitare questi problemi mi sembra del tutto sensato, che ne dice dottoressa Hack?
Trascuro le amenità della realizzazione di centrali in luoghi senza rischio geologico (nei deserti?) e arrivo subito ad un altro cavallo di battaglia della Hack: le scorie.
c) la Hack afferma che, escludendo il problema delle scorie, l'energia nucleare è pulita.
Beh, la combustione del petrolio, escludendo i prodotti di combustione è pulita,
anche la combustione del carbone, escludendo le ceneri e il prodotti combustivi è pulita,
tutte le altre forme di energia, se ne escludiamo gli effetti sull'ambiente, sono pulite.
La Hack probabilmente aveva voglia di scherzare.
Inoltre dire che la fissione atomica è pulita è un'affermazione parziale che porta a valutazioni errate. La fissione atomica non produce CO2, NOx ecc.: vero, quindi non da' inquinamento da prodotti da combustione, da questo punto di vista sembrerebbe ecologica. Ma l'inquinamento e l'impatto ambientale sono da valutare globalmente e se è vero, come è vero, che la fissione produce inquinamento radioattivo, allora la Hack non dovrebbe dire che questa è la forma di energia più pulita, perché è falso.
La Hack sa bene che il metodo scientifico è basato su ipotesi, dimostrazioni, dibattito, replicabilità. Non può pensare di pontificare su argomenti che non conosce pensando di asserire verità assolute, solo perché è una famosa astrofisica. Come Veronesi, usa un linguaggio poco scientifico, cosa che non sta bene ad uno scienziato, e non dimostra quantitativamente ciò che dice.
In tutta questa campagna di lavorio ai fianchi da parte delle lobby nucleari c'è da registrare una curiosa singolarità: gli scienziati di altre discipline (astrofisica, medicina, ecc.), poco competenti sul nucleare, difendono a spada tratta l'energia atomica (a meno di pentimenti 'politici' e opportunistici) mentre il più importante scienziato delle particelle che abbiamo, Carlo Rubbia, dopo aver lavorato sui reattori a fissione "sicuri", afferma che è meglio lasciar perdere il nucleare, ovviamente la sua posizione oggi non fa notizia.
Curioso no?